Come funziona il bilinguismo

Viviamo in un mondo molto diversificato dal punto di vista linguistico in cui la comunicazione è fondamentale. Per questo conoscere più di una lingua e saper fare traduzioni velocemente, oltre che facilitare la vita quotidiana e influenzare la propria visione del mondo, è una di quelle competenze che spalancano le porte in tanti ambiti lavorativi. Ma tutti quelli che conoscono solo una lingua, magari con un pizzico di invidia, prima o poi si sono chiesti: come fa una persona a passare da una lingua all’altra? C’è forse un interruttore da qualche parte?

Come funziona?

Non c’è proprio un interruttore, ma ci andiamo vicini. In un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica “Proceedings of the National Academy of Sciences”, Esti Blanco-Elorrieta, uno studente di neuroscienza del linguaggio alla New York University, ha cercato di capire quali aree del cervello sono coinvolte nel passaggio da una lingua all’altra e quanto sforzo richiede. I tentativi fatti finora non hanno raggiunto risultati convincenti a causa della difficoltà di rilevare il passaggio fra due lingue, troppo veloce per essere registrato dagli strumenti.

Lo stratagemma studiato dal team di ricercatori ha previsto il coinvolgimento nell’esperimento di persone che conoscono sia la lingua inglese che quella dei segni, utilizzata per comunicare con non vedenti. Le due lingue possono essere utilizzate in contemporanea e quindi i ricercatori hanno potuto chiedere di “accendere” o “spegnere” uno dei due linguaggi, così da isolare le aree cerebrali coinvolte nel processo. Per farlo ai partecipanti al test è stato chiesto di tradurre, in inglese e nella lingua dei segni, delle immagini, mentre attraverso la magnetoencefalografia, una tecnica non invasiva, veniva misura l’attività elettrica del loro cervello.

Il risultato è stato abbastanza sorprendente: staccare la spina di una lingua richiede un certo sforzo celebrale mentre aggiungerne un’altra non ci costa nulla. Anzi, utilizzare due linguaggi contemporaneamente è meno dispendioso, dal punto di vista delle energie cerebrali, che doverne usarne uno solo e “tenere a bada” quello dominante, l’inglese in questo caso, che cerca di emergere. Sembra che il processo avvenga in un’area del cervello chiamata corteccia cingolata anteriore, con la collaborazione della corteccia prefrontale, quella che ci permette di prendere decisioni e decidere il nostro comportamento.

I vantaggi del bilinguismo

Solo recentemente molti studi stanno sfatando diversi miti riguardo il bilinguismo, evidenziando sempre di più i vantaggi. Conoscere in modo impeccabile due lingue significa conoscere due culture e saper fare traduzioni in modo veloce permette di adattarsi meglio in tante situazioni sociali. Poi ci sono gli ovvi vantaggi nel mondo del business. Per esempio, le abilità linguistiche dei manager svizzeri, che conoscono anche più di due lingue, porta a un aumento del 10% del Pil del paese.

Essere bilingue significa anche conoscere e individuare meglio la struttura del linguaggio e il suo funzionamento, un’abilità che soprattutto quando si è bambini porta indubbi vantaggi, come saper leggere prima dei coetanei o imparare più facilmente altre lingue. Insomma, se avete un figlio piccolo fategli imparare una nuova lingua, potrebbe diventare una persona migliore e magari anche un traduttore provetto!