La blockchain nel mondo delle traduzioni

Il futuro della tecnologia ha un nome: blockchain. Tutti, giustamente, ne parlano, ma che cos’è? Blockchain è un processo che si basa sul concetto di database distribuito: un certo numero di utenti condividono dei dati e ogni modifica a quei dati deve essere validata e condivisa da tutti gli utenti. In che modo? I dati sono contenuti in un blocco. Se si modifica il contenuto di quel blocco si aggiunge un nuovo blocco, più aggiornato, collegato al precedente. Così si viene a creare una catena di blocchi crittografati e disposti in ordine cronologico. Ogni modifica deve essere condivisa dai partecipanti alla blockchain. Questo significa che il database non dipende da un solo utente ma da tutti, quindi è più sicuro. Per approfondire il lato tecnico vi consigliamo di dare un’occhiata a questo video:

Finora la blockchain è stata associata soprattutto ai Bitcoin e più in generale alle criptovalute. Nel loro caso ogni blocco della catena contiene delle transazioni economiche da un portafoglio di Bitcoin a un altro. In questo modo gli spostamenti di denaro non sono controllati da una banca centrale, come per le valute tradizionali. Ma la blockchain può avere decine di applicazioni, alcune anche nel vasto campo delle traduzioni di testi online da una lingua all’altra.

Un possibile utilizzo della blockchain è quello del tracciamento della traduzione nei servizi di traduzioni online come TurboTraduzioni.it. Quando un’utente invia un testo per essere tradotto, diverse persone, dal traduttore all’editor, lavorano a un progetto di traduzione e spesso l’utente non ha idea di chi siano. Applicando la blockchain al processo di traduzione, l’utente potrebbe seguire in modo molto più facile il percorso del testo, così da controllare i diversi passaggi, sistemare eventuali errori e proporre aggiustamenti.

In questo caso ogni blocco della catena conterrebbe dati associati a un testo da tradurre. Per ogni passaggio, dalla prima traduzione alla revisione finale, ogni volta che c’è una modifica e la traduzione viene modificata si aggiunge un nuovo blocco aggiornato con i nuovi dati di chi ci ha lavorato sopra. L’utente che ha richiesto la traduzione, possessore della chiave di decrittazione, può scoprire i dettagli di tutti i blocchi della catena comunicare con il traduttore per migliorare la traduzione.

Ma questa è solo una delle possibili applicazioni. Un’altra sarebbe quella di applicare metodi di pagamento basati su criptovalute per gestire i compensi dei traduttori e dei linguisti in modo più indipendente e libero. Per esempio, molti traduttori freelance che vivono in paesi in via di sviluppo in cui mancano metodi di pagamento come PayPal potrebbero lavorare ed essere retribuiti con BitCoin, creando nuove possibilità lavorative ed economiche.

Un altro campo in cui può essere utilizzata la blockchain riguarda le memorie di traduzione, cioè quei database creati da traduttori professionisti in cui sono contenute segmenti di frasi tradotti in più lingue, che vengono poi riutilizzati per traduzioni future. Tramite blockchain si potrebbero collegare diverse memorie di traduzione in modo tale che un sistema di traduzione neurale, come quello utilizzato da Google Translate, possa scegliere nel database il frammento che serve retribuendo subito chi lo ha creato. Insomma, quando si parla di blockchain si parla di futuro. Ora sta a noi provare a concretizzarlo.